lunedì 25 febbraio 2013

Quando non esistevano restauratori meridionali


Smettiamola di confermare puntualmente il luogo comune che il Sud Italia durante i secoli d’oro di Rinascimento e Barocco non abbia goduto della stessa esplosione artistica che ha coinvolto il Centro e Nord Italia.
Insomma, proprio in due articoli (Restauri al Tintoretto e Relazione su un Veronese) ho discusso (per quanto in modo indiretto) di due opere del calibro di Veronese e Tintoretto, presenti oggi presso la Pinacoteca di Bari, un tempo collocate nella Cattedrale di San Sabino a Bari. Dimostrazione evidente che due grandi artisti veneziani (e ricordiamolo che i veneti assieme a romani e fiorentini hanno permesso la massima evoluzione dell’arte nel secolo XVI) non hanno mai snobbato l’idea di dover lavorare nel Sud Italia, in una città poi, ponte tra due culture diverse, grande porto commerciale e apportatrice di novità artistiche decisamente rilevanti.

Forse, disciplinati verso una via che vede i Sabaudi come salvatori delle terre e del popolo borbonici, in un tempo in cui il Regno di Piemonte e Sardegna era sicuramente industrialmente più sviluppato di quello delle Due Sicilie (ma badate bene, la prima tratta ferroviaria in Italia è stata la Portici – Napoli e la Reggia di Caserta godeva di un ottimo impianto fognario e di idraulica a discapito di Stupinigi o Torino), siamo sempre stati educati a pensare che nel momento in cui Roma, Firenze, Venezia, Parma, Bologna, “rinascevano”, Bari, Lecce, Napoli o Palermo dormivano.

Ora, chi studia arte sa che non è così, che Napoli nel XIV secolo ha goduto di Antonello da Messina e degli apporti dati dai fiamminghi, che Lecce nel XVII secolo è stata la patria di un Barocco esagerato, arzigogolo, quasi rococò; ma chi si interessa alla storia dell’arte in modo amatoriale purtroppo lo ignora.
Eppure, con mio sommo dispiacere, nonostante il mio schieramento verso una visione improntata alla riscoperta ed alla rivalutazione del Sud Italia, ho dovuto riscontrare un appunto negativo, - confermato da ricerche lunghe mesi e mesi - nel fatto che, nei primi del Novecento, proprio il Sud Italia non ha sfornato personalità eccellenti nel campo del restauro.

Se già mi avesse shockato l’idea di aver notato come il buon 90% dei restauri approvati alle tavole ed alle tele custodite nelle chiese e nei musei, riguardasse l’Italia centro nordica, (nel Sud Italia, a parte numerati casi in Puglia e Campania, non esistono documentazioni sufficientemente soddisfacenti sui restauri agli inizi del XX secolo), la costatazione che quei pochi restauri del sud, fossero stati commissionati a restauratori fiorentini, romani o del Nord Italia, costretti loro malgrado ad attraversare la penisola per poter effettuare le operazioni di restauro necessarie, mi ha letteralmente amareggiato.

Pare, dai documenti analizzati, che solo un certo Pasquale Chiariello, napoletano ed operante nel territorio campano, fosse considerato un buon restauratore al pari degli altri. La cosa non mi lascia poi così tanto stranito se ragiono sul fatto che la prima scuola di restauro fu istituita da Giacomo di Castro proprio a Napoli agli inizi del Settecento; ma il fatto che fosse l'unico del Sud Italia degno di stima, questo si che mi stupisce in negativo. 

Perché poi, su Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria e Molise, vige il silenzio più assoluto. Probabilmente a dimostrazione che a cinquant’anni dall’Unità d’Italia sotto i Savoia, le teorie della superiorità del Nord fossero ancora evidenti e persistenti. In maniera così preponderante da inglobare in questa visione unitaria anche l’attività formativa dei restauratori operanti sull’intero territorio.  

Documenti dell'ACS di Roma


2 commenti:

  1. Caro Dario,
    tu sai quanto io sia di parte e del tuo articolo non ne farò un lungo discorso politico, sarebbe puerile.
    Sarò breve, brevissimo.
    In primis permettimi di scriverti che sono felice di leggere questo tuo post, sincero come sempre. Hai ricercato e "ti sei ricercato" e ciò, per un meridionalista come me, è motivo di grande gioia. Sono felice perché grazie alle tue indagini hai scovato un nuovo forte paradosso, uno dei tanti, un paradosso racchiuso in un bel po' di decenni. Hai descritto in modo diretto ed indiretto, attraverso la tua cultura artistica, il carburante nazionale di origine controllata: avere "maestranze" e non avere "istituzioni". “Carri” senza “ruote”.
    Vedi, io sono dell’opinione che questo status abbia generato il seguente "non avere più nulla e nessuno, solo se stessi". Un po' come chiedersi: se chiudessi per venti anni le scuole di educazione primaria, rimedierei mille dottori o mille asini? Se non investi sui "Giacomo di Castro" di turno, per esempio, è come non investire sulle ferrovie, sui porti, sulle industrie energetiche, su Capodimente, sul Piccinni, ecc ecc. Fiori all'occhiello che mestamente "devono" cadere nell'oblio.
    Ecco perché all'inizio del '900 non conti più restauratori meridionali. È un po' come non contare più scrittori, pittori, registi...e uomini di potere, quelli che la storia possono scriverla. Scriverla davvero.
    Ed ancora, ecco perché anche un solo elemento funge da messia.
    Il mio pensiero, pertanto, è il seguente: se sradichi le radici non avrai alcun ramo. E' un discorso dittatoriale, un discorso lungo almeno quindici decenni.
    E poi il resto lo conosciamo, no?
    ps: dà uno sguardo al discorso industriale nell’italia preunitaria: c’è da farsi qualche risata.
    Un abbraccio.


    Stefano Cominale

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  2. Ti seguo sul tuo blog e sapevo che avrei incontrato un tuo interesse in questo articolo, che non posso negare, ho scritto proprio pensando a te, alla tua "lotta" per far emergere quella che è sempre la stata la nostra terra. Perchè la nostra terra da sfogo ad innovazioni, crea, plasma, compete. Solo che questo non si sa. Vedi, che Gicomo Castro abbia fondato una scuola a Napoli è un'informazione d'elite, perchè ormai convenzionalmente si suole far iniziare il restauro in Italia a Venezia, con Edwards, cinquant'anni dopo.
    Venezia contro Napoli, e vince Venezia. Anche in un clima lontano da massoneria, brigantaggio, sbarchi dei mille e unità.
    Perchè purtroppo credo che il Nord vinca da sempre. Nonostante il Sud gli faccia da sempre un mazzo così.

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