sabato 31 agosto 2013

Il museo Palazzo Sinesi a Canosa, ci apre le porte: ma sarebbe stato meglio se le avesse tenute chiuse

Passeggiando tranquillamente per il centro di Canosa durante una classica mattinata soleggiata di fine agosto, trovandomi a transitare dinanzi al portone del Palazzo Sinesi, una struttura che ospita importanti raccolte di vasi, monili e reperti antichi, ho ben pensato di farci una capatina furtiva, così da poter integrare con il mio punto di vista, la svirgolettata su una delle realtà (o almeno dovrebbe essere tale) più concrete della mia terra.

Già qualche ora prima, mi ero piacevolmente trattenuto con una cara amica, nella villa comunale, che era già stata oggetto di una mia osservazione per via delle are, delle steli e dei capitelli lasciati incuranti al degrado ed all'azione vandalica (vedi svirgolettata); quindi non mi sarebbe dispiaciuto trovar la controprova alla mia idea di fondo per cui, in linea di massima, il nostro stato non sa valorizzare l'arte che custodisce. 

Per chi non fosse habitué del mio paese di origine, è giusto spiegare che (e cito come da fonte):
Palazzo Sinesi è un edificio privato del XIX secolo, di proprietà del Ministero dei Beni Culturali, destinato dal 1994 a spazio espositivo per mostre tematiche e temporanee. È la sede della Fondazione Archeologica Canosina e sede di supporto della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia. Il palazzo non è una vera e propria sede museale, ma ospita, assieme all’esposizione permanente di una collezione privata di ceramiche canosine e daune, mostre tematiche temporanee, l’ultima delle quali si occupa di Canosa in età romana. La creazione di questa sede espositiva vuole anche sensibilizzare il pubblico sulla drammatica dispersione di materiale archeologico locale a causa di saccheggi e immissioni clandestine di reperti nel mercato antiquario.
[Fonte: viaggiare in Puglia‎]

Palazzo Sinesi a Canosa. 
Ed infatti, Palazzo Sinesi quale luogo di “deposito” (giacché di musealizzazione a quanto pare non si può parlare) di reperti archeologici, è una realtà ragionata già dal 1992, quando a Bari si tenne una mostra dal titolo “Principi, Imperatori e Vescovi”, che raccoglieva quasi totalmente la suppellettile canosina di età dauno – romana. Un monito significativo al fatto che, per quanto Canosa già dal 1934 avesse all’attivo un Museo Civico Archeologico, sito a Palazzo Casieri – attualmente la sede del museo è a Palazzo Iliceto – la città non godesse di un vero e proprio punto di riferimento, che raccogliesse sotto si sé quanta arte sia stata prodotta nei secoli della civiltà classica.

Con tali premesse quindi, mi sarei dovuto aspettare di riscontrare nel palazzo attenzioni particolari volte alla tutela ed alla valorizzazione di quanto abbiamo da offrire, dato lo scopo primario della sua fondazione; devo ammettere per altro che ci ero stato da piccolo per mia volontà – già, ero un bambino strano, mi piaceva l’arte e andavo per musei e biblioteche – e allora non mi era parso affatto mal tenuto o mal gestito.  Cosa confermatami dal virtual tour dello pseudo – museo, che è possibile fare sul sito Virtual Tour.

Però, purtroppo, lo spettacolo che si è presentato oggi ai miei occhi, è stato ben diverso da quanto credevo: entrando mi sono imbattuto in un atrio ospitante vasi antichi e suppellettile, lasciato in balìa di se stesso, non sorvegliato da telecamere o custodi di alcun tipo. E ancora, in bella vista, cartoni da imballaggio e polvere e scope nascoste dall’anta del portone; la stessa che viene lasciata spalancata nonostante l'atrio ospiti un affresco romano, che sicuramente non merita ogni sorta di aggressione climatica che ne può scaturire da simili scellerate decisioni. 

Vaso appulo, ritrovato nella Tomba Varrese
a Canosa di puglia.
Per non parlare delle stoviglie e dei reperti in vetrina, accatastati l'uno sull'altro, senza alcun cura; ignoranti probabilmente del fatto che un possibile terremoto di magnitudo e intensità media, potrebbe provocare un disastro ad effetto domino tra un piatto e l’altro. 

Dopo aver visto ciò e aver fotografato, ho preferito andare via. E vi dirò di più! Azzardo nel dirvi che non mi stupirei se qualcuno un bel dì arrivasse di tutto punto con un martello, squarciasse le vetrine e facesse incetta di ogni bene; che tanto, con la scarsa attenzione di cui gode il sito, ogni reperto è ben che espatriato illegalmente prima che qualcuno se ne accorga.


Capisco che non sia un museo ufficiale Palazzo Sinesi, così come ammetto di essermi fermato solo all'entrata senza esser salito ai piani superiori, probabilmente meglio amministrati. Ma signori miei, quant'è vero il detto che spesso sono le prime impressioni quelle che contano? E dico ciò in quanto, proprio perchè Palazzo Sinesi è la realtà più concreta testimoniante il valore di Canosa quale città archeologica più importante della Puglia, dovremmo curarlo nel minimo dettaglio e spenderci dietro energie ed investimenti.

Perché per tenerci stretti quei pochi turisti che si presentano alla nostra porta, dovremmo accogliere loro con un "tappeto rosso", un "buongiorno - good morning - guten morgen - bonjour" e non con il silenzio catacombale del menefreghismo e cumuli di polvere tenuti su da una scopa ormai inutilizzabile.

Situazione attuale e allestimento dei reperti archeologici

2 commenti:

  1. salve, sono una laureanda in Archeologia e sto seguendo una tesi sui percorsi museali. sa dirmi se la situazione è cambiata a Palazzo Sinesi?

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    1. La invito a visitare Palazzo Sinesi, sicuramente l'autore dell'articolo è capitato nel momento meno propizio. Trova i contatti sul sito www.canusium.it.
      L'aspettiamo!!

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