Superandosi, non di rado, cita articoli che denunciano le deplorevoli
situazioni a cui sono sottoposti musei e gallerie in questo esteso momento di
crisi, inducendo così a prendere una visione nuda e cruda dei lati negativi che
configurano un mondo che solitamente è rapportato all’idea di bello.
Da un articolo condiviso su Museando @Roma, tratto dallo spazio dato a
Roma dal quotidiano La Repubblica, che vi linko per una presa visione
dettagliata,
(http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/03/07/news/musei_a_rischio_mancano_400_custodi_l_allarme_di_soprintendenze_e_sindacati-54011184/),
pare che in Italia, non vi siano abbastanza custodi adibiti alla sorveglianza
di Gallerie e Musei, tanto che il rischio di chiusura forzata temporanea di
alcune strutture è nell’aria; in taluni casi, la chiusura è già un triste dato
di fatto.
Analizzando ad imbuto la situazione, conformandoci all’articolo preso
in considerazione, “attualmente sono circa 400 i custodi disponibili per tutte
le aree e i musei di Roma e Ostia. Un numero che corrisponde al 50%
dell'organico previsto nel 1997. L'assunzione di 397 custodi in tutta Italia
nel 2010, a seguito del concorso indetto dal ministero dei Beni culturali, è
stata una goccia in un mare”.
Beh, un dato decisamente impressionante se ragioniamo sul fatto che
Roma in questo caso è rappresentante di un disagio purtroppo esteso a tutta la nazione,
e che l’Italia è detentrice del 75% dei beni patrimonio dell’Unesco. Con
quest'ultimo dato così rilevante, è assurdo pensare che un fattore fondamentale
alla salvaguardia, tutela e valorizzazione di questi, quale la custodia e la
sorveglianza, sia lasciato alla mercé di se stessa. Ancor di più poi risulta
divertente la cosa se, rimembrando quanto si imparava da piccoli durante le
lezioni di Geografia per cui Cuba, ad esempio, fonda la sua economia nella
coltivazione della canna da zucchero, ragioniamo circa l’incidenza che tale
riscontro ha sull’economia italiana, che evidentemente non basa quanto dovrebbe
sul turismo nelle città detentrici di beni artistici e monumenti di rilievo.
Investire nell’arte, quando si stracolma di questa, sono sicuro potrebbe
rivelarsi una soluzione affinché possa avvenire la ripresa da questo momento di
crisi economica; ripresa che tutti ci auguriamo.
In fondo le idee Rooseveltiane del New Deal non sono poi così lontane
dal ragionare attuale di molti: investire sulle risorse e sulla manodopera,
creando lavoro salariato per poter far riavviare l’economia in un gioco vizioso
di guadagno – spesa, forse potrebbe essere quel quid necessario ad uscire dalla
crisi.
A ragione di ciò, ormai avviato il mio solito trip mentale che mi
porta a tesi o del tutto sconclusionate o del tutto valide, ho ragionato su
come si sarebbe potuto ottenere un congruo fondo per istituire nuovi custodi e
vigilanti (almeno per Roma ed Ostia, dato che abbiamo dati validi).
Ricercando materiale per la mia tesi quindi, mi son imbattuto in un
articolo sui rimborsi elettorali che il Governo ha stanziato ai diversi partiti
per la Campagna elettorale
2013 , constatando che la cifra ammonta a circa 159 milioni di
euro.
Ovviamente quando si tratta di soldi destinati all’assetto politico,
non è consigliato fare economia, per cui 159 milioni di euro vengono elargiti
senza problemi se il fine è rimborsare una campagna elettorale sconclusionata;
tutto questo a danno ovviamente del popolo italiano quando poi, non vede
tutelati i propri interessi culturali, essendo stato apportato un taglio del
10% all’organico del Mibac (Ministero per i Beni e le Attività Culturali).
E allora che succede? La Spending review vale sui tagli alla cultura
ma non sui tagli all’assetto politico?
Ragionando sull'idea che, riconsiderando l'incremento dell'organico
Mibac, lo stipendio standard di un custode proletario è di 1.200 euro,
questo in un anno percepirebbe 14.400 euro, in vent’anni 288.000 euro.
Con 159 milioni di euro a conti fatti, si riuscirebbe a coprire
per vent’anni lo stipendio di ben 552 tra custodi e vigilanti, riuscendo a
permettere così la fruizione illimitata di musei, gallerie, parchi, siti
archeologici e quant’altro. Non senza incrementi economici derivanti dalla
vendita di biglietti, cataloghi, cartoline ed ogni sorta di souvenir.
Concludo ricordandovi che non sono un economista, quindi non trattando
di bilanci magari il mio ragionamento farebbe acqua da tutte le parti. Però
rifletto e mi chiedo: la rinuncia di Grillo di ben 42 milioni di euro spettanti
al suo partito, evidentemente dimostra che forse le cifre consegnate per i
rimborsi sono esagerate. E quindi se così fosse, tutta la mia tesi sarebbe
ancora del tutto sconclusionata o ha speranza di esser considerata valida?
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