lunedì 20 maggio 2013

L'arte pornografica del Kinsey Institute


Quando mi son cimentato nell’articolo sull'angelico, il sensuale ed il bello nella figura femminile dell'arte, conscio del fatto che la rete potesse suggerirmi dipinti correlabili all’idea di sensuale, provocante ed erotico che avevo ben in mente, mi son affidato alla ricerca su internet, sperando in risultati soddisfacenti.

Ebbene, tra le immagini che hanno destato immediatamente in me forte curiosità, vi erano alcune fotografie, dipinti ed allestimenti che riconducevano ad una visione decisamente pornografica del soggetto trattato, per cui fu lecito chiedermi quali fossero i criteri di giudizio per cui un’opera era da giudicarsi innanzitutto tale ed in secondo luogo volgare o artisticamente provocante.

In fondo anche la performance di Vito Acconci del 1972 fu giudicata artistica: in quel caso l’atto masturbatorio si insigniva di messaggi benefici e profondi per cui l’azione era da ritenersi meramente una metafora carnale e materiale di un pensiero filosoficamente aulico.

Conscio di questo e rafforzato dalla curiosità e dalla perversione che in qualche modo devono pungere uno storico dell’arte che voglia occuparsi non solo di Pinturicchio e Rosso Fiorentino ma anche di Schiele, Acconci o Klimt, ho cliccato su quelle immagini per poter esplorare la pagina di riferimento, che mi ha condotto alla homepage di un istituto sui generis: il Kinsey Institute.   

Questo Istituto, sito presso l'Indiana University, fu fondato  oltre sessant’anni fa, nel 1947, al fine di indagare, diffondere e sensibilizzare la gente alla cultura del sesso e della riproduzione attraverso saggi e disquisizioni critiche: proprio dal  Dottor Alfred C. Kinsey, pioniere della ricerca improntata alla sessualità negli anni Quaranta ed autore, nel 1948 appunto, del libro “Sexual Behavior in the Human Male” [Il comportamento sessuale nel maschio umano] prende il nome l’Istituto, che dal 2006 ha aperto le porte ad un concorso di arte il cui tema appunto è puntualmente l’erotismo.

Il primo Kinsey Institute Juried Art Show – questo è il titolo della competizione artistica - si è tenuto nel 2006 nella Galleria dell'Istituto ospitante. La sua fama però, ha portato dopo tre anni ad uno stato gratificante, se visto da un lato prettamente ideologico, preoccupante se rapportato alla necessità di aprire la mostra a chiunque volesse parteciparvi: nel 2009, si ovviò a questa problematica, utilizzando non più solo lo spazio disponibile nella Morrison Hall, ma adibendo alcune sale nell’ Indiana University of Fine Arts Gallery.

Questo luogo, che da allora prende il nome di Galleria d'Arte Grunwald, ad oggi continua ad ospitare il Kinsey Institute Juried Art Show, che si svolge per alcuni mesi a cavallo tra primavera ed estate, ogni anno. Anche quest’anno la competizione ha aperto i battenti alla fantasia ed alla creatività di persone comuni ed artisti; l’inaugurazione della gallery è avvenuta il 17 maggio ed è ben visibile su questo link: 

Dando un’occhiata furtiva alle opere esposte quest’anno e comparandole alle opere degli anni scorsi, son chiare due cose, una direttamente proporzionale alla competizione, una facente parte di un discorso più generico: innanzitutto per quanto la competizione possa definirsi artistica, i partecipanti son tutt’altro che artisti.

Fare una foto non vuol dire essere artisti, a meno che non si tenti di catturare in quell’istantanea, l’anima bella o brutta, genuina o maliziosa, pervertita o ingenua di un soggetto. Trasformare la perversione in eros è diverso dal trasformare l’eros in perversione; la seconda cosa è traducibile in pornografia, la prima in misticismo e sensualità, ed il passaggio è labile, ma stranamente nella seconda son bravi tutti. Ma questo non significa ammettere implicitamente che tutti i partecipanti non abbiano creato delle opere degne di nota; alcuni disegni, alcune statue, alcune performance sono davvero lodevoli e toccano il lato sensuale della competizione anziché quello pornografico.

In secondo luogo, le opere di quest’anno, devo ammettere sono meno volgari di quelle degli anni scorsi; nella galleria del 2011  ricordo Sailor, una fotografia di Lionel Biron, raffigurante un marinaio con erezione in vista, che di artistico e sensuale e provocante non ha nulla, ma di volgare ed insulso, fin troppo,  (cliccando qui potrete vedere la fotografia Sailor, V.M.); nella galleria del 2010, Day One, riproduzione poco originale – forse perché fin troppo fedele – della vagina, smussa, ruvida, sfuocata (Day One V.M.) o nella galleria del 2009, Odalisque Mr. America, una sempliciotta fotografia di un uomo muscoloso e peloso in posa su un divano, senza fama e senza lode, senza giochi di luce o particolari tecniche  (Odalisque Mr America V.M.) e B + K, un orgasmo femminile dato da un cunnilungus come ce ne sono tanti, come se ne trovano sui siti porno (B + K).

Con questo non posso esulare dall’ammettere che alcune opere sono addirittura sublimi. Personalmente ho trovato elegantissime e fortemente connotate da una eccezionale carica erotica l’ opera American Adam & Ever Study #8: The Map is Not The Territory Series, di Chester Burton, nella galleria di quest’anno, che rappresenta l’amore bello e scevro da scandali, pregiudizi e omofobia, relegando ai soggetti espressioni di desiderio e peccato, (American Adam & Ever Study #8) ed il dipinto Striptych  - Strip Triptych, di Colin Poole, la cui donna esprime nel suo sguardo la consapevolezza del suo essere perfetta e l’arroganza di sapere che può essere l’oggetto del desiderio della mente anche più incorruttibile. (Striptych)

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