lunedì 7 settembre 2015

Wilhelm Von Gloeden. La perfezione statuaria della gens di Taormina

Ritratto di Wilhelm Von Gloeden nel 1891
Sulla scia dei fotografi che ho trovato interessanti nella lettura del catalogo della Collezione Gruber del Ludwig Museum di Colonia (il Taschen Fotografia del XX secolo), ha destato particolarmente curiosità in me, un fotografo tedesco di nobili origini, vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900, conosciuto soprattutto per la sua vocazione al nudo maschile e per la fortuna e allo stesso tempo disgrazia critica che hanno riguardato i suoi scatti nel corso del tempo.

Il fotografo in questione è Wilhelm Von Gloeden, il cui vissuto è strettamente correlato al suo percorso artistico, avendo questo abitato in Italia, per la precisione a Taormina, per quasi tutta la sua vita: un luogo fortunato per l’artista perché perfetto per le ambientazioni storiche delle sue fotografie nonché dal punto di vista antropologico per la tipologia dei modelli adoperati nei suoi scatti.

Nato a Wismar, nell’estremo nord della Germania, il 16 settembre 1856, figlio di nobili del luogo, il giovane Wilhelm crebbe sin da subito seguendo i precetti che confacevano ad un esponente della nobiltà tedesca, tanto da laurearsi in Storia dell’Arte presso l’Università di Rostock, per poi specializzarsi in pittura presso la scuola d’arte di Weimar nel 1877. Un nuovo interesse, quello per la storia dell’arte e per la pittura, che sicuramente si andava attecchendo già da qualche decennio addietro, alimentato dalle sempre più nuove scoperte in campo archeologico e dagli studi più dettagliati verso le personalità artistiche dei secoli addietro.

Quindi anche Von Gloeden si dedicò al mondo storico artistico dal punto di vista formativo, un mondo che non abbandonò mai anche quando, in seguito al suo trasferimento a Taormina per motivi di salute – probabilmente una forma atipica di tubercolosi, - a partire dal 1878 decise di dedicare le sue attenzioni alla fotografia, inizialmente vedendolo come un passatempo (non pochi nobili se ne interessarono in quel periodo, d’altronde le macchine fotografiche non erano accessibili a tutti dato il costo elevato del marchingegno), poi addirittura facendolo diventare la sua prima fonte redditizia.

W. Von Gloeden, San Giovanni degli Eremiti,
1890, fotografia, Palermo
W. Von Gloeden, Sopravvissuti al terremoto
di Messina, 1908, Messina

W. Von Gloeden, Fauno, 1895, fotografia, Taormina
D’altronde ne fu costretto, vedendosi annullato il vitalizio che puntualmente suo padre gli inviava poiché caduto in disgrazia. Eppure questa necessità impellente di trasformare il passatempo in professione effettiva fu la sua fortuna perché, a partire dal 1895, grazie alla macchina fotografica a soffietto regalatogli dal Granduca Federico Francesco III di Mecklenburg – Schwerin, amico di famiglia e grande ammiratore dei suoi scatti, poté scattare con ritmi più celeri i suoi soggetti e perfezionare la qualità delle sue immagini.

Fu quindi proprio nei primi anni ’90 del XIX secolo che Von Gloeden si vide riconosciuto dal mondo quale grande fotografo: i suoi scatti furono esposti tra il 1897 e il 1911 a Il Cairo, Berlino, Philadelphia, Budapest, Marsiglia, Nizza, Riga, Dresda e Roma, attirando la stima e l’ammirazione di studiosi, letterati e personalità di spicco dell’epoca, che solevano vedere nelle sue fotografie, il ritorno arcadico a quel mondo meraviglioso ed incontaminato vissuto nell’epoca d’oro delle civiltà classiche.

W. Von Gloeden, danzatori sulla terrazza di Taormina,
1895 ca, fotografia, Taormina
W. Von Gloeden, Bacco, 1890,
fotografia, Taormina

W. Von Gloeden, Ragazzo con giara,
 1895, fotografia, Taormina.
Un sotterfugio che il fotografo tedesco effettivamente adoperò per tutelare e meglio nascondere l’insito omoerotismo dei suoi scatti, che immortalavano il più delle volte ragazzetti in età puberale e adolescenti taorminesi in pose composte piuttosto che lascive, completamente nudi.
A meglio celare la natura di questi scatti infatti, ci pensavano monumenti, ruderi e oggetti che permettevano un rimando all’età classica, come colonne, murature in mattoni, anfore, calzari, toghe e vitigni.

Fu per questo che Von Gloeden riuscì per molto tempo a quietare le invettive bigotte e moraliste tipiche di un paesello siciliano agli inizi del secolo, alimentate soprattutto dal parroco Don Marziani: all’atto pratico i suoi scatti volevano essere un tributo alla gens di Turomenion – l’antica Taormina – di cui si diceva che i suoi discendenti sarebbero stati sempre fisicamente bellissimi e perfetti. Con la sua fotografia effettivamente lui dimostrava esattamente questo, scoprendo i suoi modelli maschili di ogni inutile orpello e lasciandoli nudi nella perfezione della loro muscolatura.


W. Von Gloeden, Le tre grazie, 1895,
 fotografia, Taormina
W. Von Gloeden, Ragazzo con giara, 
1898, fotografia, Taormina.

W. Von Gloeden, Ragazzo con palma,
1926, fotografia, Taormina
Un tributo a Omero e a Teocrito quindi, strettamente legati al territorio siracusano, che non può essere tale se i modelli non fossero totalmente spogliati della contemporaneità dei loro usi e costumi e grecizzati attraverso la nudità (gli sportivi gareggiavano nudi per esempio e la nudità in sé non era un grande tabù). Un tributo falsificato però dal fine ultimo di quegli scatti sviluppati in serie per adempiere alle voglie dei committenti provenienti da tutta Europa, desiderosi di possedere qualche fotografia degli statuari pastori e pescatori siciliani.

Un business che non solo arricchì in qualche modo il fotografo tedesco, ma dette nuovo lustro al paesello bucolico siciliano, meta “sessuale” di personalità di spicco della letteratura, dell’arte nonché dell’economia e dell’industria mondiale: tra i tanti curiosi che visitarono Taormina in quegli anni, configurano infatti Oscar Wilde, - che mai fece segreto della sua omosessualità – la grande attrice Eleonora Duse con il suo compagno Gabriele D’Annunzio, i magnati Friedrich Krupp e Richard Strauss, persino il re d’Inghilterra Edoardo VII, come si evince dai libri dei visitatori della casa di Von Gloeden.

W. Von Gloeden, Ragazzo col piffero,
 1890, fotografia, Taormina. 
Dal punto di vista tecnico le fotografie di Wilhelm Von Gloeden erano sicuramente qualitativamente di spessore, considerando che a differenza di altri fotografi di genere con cui spesso si confrontava – tra cui il cugino Wilhelm von Pluschow e il suo assistente Vincenzo Galdi, i suoi scatti godevano di una luce più delicata e di sfumature più impercettibili rispetto alla durezza degli altri due, nonché la compostezza dei suoi modelli rivangava notevolmente le pose plastiche della statuaria greca classica.

La fortuna professionale di Von Gloeden non fu così duratura mentre era in vita, anzi si concluse con la sua dipartita in Germania nel 1915, quando con l’entrata dell’Italia in guerra, la sua presenza sul territorio italiano non era gradita in quanto cittadino di uno stato rivale. La sua casa e il suo studio furono comunque tenuti vivi, nei tre anni di guerra, dal suo modello nonché amante Pancrazio Bucinì, finché nel 1919 il fotografo tedesco non fece ritorno.

Ma ovviamente la guerra aveva cambiato le cose. Molti dei suoi modelli morirono al fronte e lui non riuscì a trovare degni sostituti un po’ perché con la fine della guerra la società taorminese si era imbigottita più di quanto già non fosse, un po’ perché ormai le sue foto bucoliche e classiche non trovavano più una collocazione nel nuovo mondo industrializzato e futurista a cui tutti ambivano.

W. Von Gloeden, Ragazzo disteso, 1890, fotografia, Taormina

Von Gloeden quindi per poco più di un decennio si dette quasi totalmente alla fotografia di paesaggi e nature, aiutando ulteriormente lo sviluppo turistico di quei luoghi meravigliosi che sono le terre siciliane, fino al 16 febbraio 1931, quando all’età di 74 anni morì, lasciando il suo archivio fotografico considerevole (più di 7000 negativi) al suo preferito Pancrazio Bucinì (grazie al dono della sua unica ereditiera che non volle ereditare quegli scatti), che continuò a sviluppare in serie le fotografie del maestro al fine di rivenderle.


Pochi anni dopo, in pieno fascismo, tra il 1933 e il 1934 la casa – studio di Von Gloeden – Bucinì fu sottoposta a sequestro dalla polizia fascista e i tre quarti dell’archivio fotografico dell’artista tedesco fu distrutto, con l’accusa di essere materiale pornografico. Lo stesso Bucinì fu processato a Messina, ma infine assolto. Ad oggi quindi possiamo comunque godere degli scatti le cui lastre sono andate perdute, nonché gli originali rimasti da quel disastro inquisitorio, quando l’artisticità di un grande fotografo tedesco naturalizzato italiano, fu scavalcata dalla sua tendenza sessuale.

W. Von Gloeden, Mani con brocca,
 
1890, fotografia, Taormina
W. Von Gloeden, Tre ragazzi in giardino, 1890,
fotografia, Taormina

 

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