domenica 1 dicembre 2013

Dario Carratta, giovane promessa dell'arte

Dario Carratta
Il mondo dell’arte è una delle realtà più complesse da analizzare. Delineare cosa è arte e cosa non lo è, quale idea può essere ritenuta valida e quale meno per essere omologata sotto la dicitura “artistica”, qual è il quid, la soluzione, per arrivare al cuore dell’interlocutore, è impresa assai difficile che spesso richiede uno studio approfondito non solo delle tecniche, ma anche e soprattutto della coscienza sociale del periodo coevo a chi l’approccia.

In virtù di ciò, se durante le mie curiose ricerche su giovani e papabili artisti contemporanei, ho trovato molte menti prive di una propria originalità ma capaci nell’imitazione delle correnti artistiche passate, grazie alla mia cara amica Desy – da sempre interessata e curiosa anch’ella del mondo che circonda l’arte – ho avuto modo di conoscere figurativamente un artista che merita tale appellativo.

D. Carratta, Smoker, 2013, olio su tela, collezione privata.
Il suo nome è Dario Carratta e devo ammettere di essere rimasto molto sorpreso nel leggere il suo curriculum che farebbe invidia a chiunque: a soli 25 anni (Dario è nato nel 1988) ha già esposto in personali e collettive nazionali ed internazionali di tutto rispetto.
Già nel 2005, l’artista vince il primo premio nel Concorso nazionale di pittura organizzato dall'Associazione Nazionale Arma di Cavalleria; ancora nel 2007 vince il secondo premio al Concorso Nazionale Trofeo Città di Lecce, mentre a Gallipoli nello stesso anno, espone alla Mostra collettiva di pittura "Essenze" presso lo spazio letterario Espositivo Kube. 

E dal 2008 al 2013, la sua presenza è confermata in molte mostre italiane, alcune delle quali personali: solo per citarne alcune, sono da ricordare le retrospettive del 2010, a cura di Sibilla Panerai “Metafisica del Dandy” ad Imola e “Scissioni” a Roma; e la personale del 2012 presso la Galleria 291 EST, “DISTOPIE Società indesiderabili”, a cura di Roberto D'Onorio.

D. Carratta, Untitled, 2012, olio su tela, collezione privata.  
La notorietà di Carratta dal 2013 approda anche oltralpe, esponendo, l’artista, alla Mostra Collettiva "Collateral Orbits" presso l’Allegranomad Gallery di Bucarest ed a  New York, nella collettiva “PETTY THEFT” presso la Galleria Launch F18, a cura di Tim Donovan, con altri artisti emergenti come Bartosz Beda, Joel Holmberg, Walker T Roman, Boris Torres e Sam Trioli.

Un curriculum meritato, alla luce della visione delle sue opere e del suo modo di vedere e raccontare il mondo che lo circonda: un mondo di disillusione e angoscia che colpisce soprattutto i giovani, che spesso hanno difficoltà ad individuare la giusta collocazione della loro figura, tanto da annullarsi e deformarsi psicologicamente, come si evince nella serie dei ritratti esposti nella retrospettiva DISTOPIE Società indesiderabili.

D. Carratta, No sense boy, 2013,
olio su tela, collezione privata. 
D. Carratta, Into my dig, 2013,
olio su tela, collezione privata. 
D. Carratta, Nelle vene, 2012,
acrilico su tela, collezione privata.
Lo stesso Carratta precisa questo in un’intervista rilasciata al Network CreArt:
«Nelle opere esposte, ho indagato il tema del nichilismo  giovanile. Nei lavori infatti mi sono soffermato ad  scandagliare gli aspetti più profondi e torbidi della mia generazione. I ragazzi rappresentati sono difatti una sorta di mostri fuoriusciti da incubi e non hanno una collocazione ben precisa nel tessuto reale del mondo, ma si muovono in paesaggi selvaggi ed ai margini della società,dove non esiste legge o autorità ad imporre loro una morale ed un etica. Sono come animali selvatici e violenti cresciuti da una società dove l’unica via d’uscita è l’omologazione più estrema, come gli indumenti che indossano, quasi a creare un esercito dalla riconoscibile identità negata. Così si spogliano della loro umanità per diventare potenti macchine di disturbo e distruzione».

D. Carratta, Untitled, 2013,
olio su carta, collezione privata. 
Ricordando vagamente gli artisti dell’Espressionismo in genere, da Otto Dix a Edvard Munch a Frida Kahlo, toccando gli effetti cromatici dell’arte propagandista di inizi Novecento, i personaggi di Carratta sono frustrati ed alienati, una bomba ad orologeria di sentimenti negativi e nichilismo pronti ad esplodere da un momento all’altro e ben evidenti nella storpiatura fisica, evidente segno di malessere mentale.

Sul piano compositivo, scene di ordinaria amministrazione miste a riflessioni statiche, quasi pesate attimo per attimo, creano un raffinato gioco di quiete e azione, che rende affascinante perché eterogenea, la sperimentazione artistica dell'artista: un dipinto o un allestimento che mette in atto un' azione palese ti mette d'avanti alla consapevolezza di quello che sta accadendo, ormai inevitabile; la visione, lo scrutamento di un volto impassibile, ma angosciante, tetro, sfidante, ti getta addosso il timore e la previsione che qualcosa accadrà di lì a poco. 

È questa la magia delle opere di Carratta, il risultato del mix tra studio e talento del giovane artista salentino: vi consiglio di dar un’occhiata alle sue opere, sono sicuro che saprà ammaliare anche voi, così come ha fatto con me; potete trovarne alcune sul suo blog: http://dariocarratta.blogspot.it/

D. Carratta, Arian boy, 2013,
olio su tela, collezione privata.
D. Carratta, Il respiro di Martin, 2009,
acrilico su tela, collezione privata.
D. Carratta, Burn my eyes, 2012,
pittura su tela, collezione privata.

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